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sabato 27 gennaio 2007

Considerazioni: ergastolo e pena di morte

Alberto nel mio precedente post mi fa' proprio una bella, e difficile, domanda. Mi chiede:

"Se la pena deve rieducare e se si parte dal presupposto che nessuno può decidere della vita altrui come può trovare spiegazione la figura dell' ergastolo?"

Iniziamo con il dire che chi sbaglia deve pagare (e qui non ci piove, altrimenti sarebbe il caos), naturalmente la pena deve essere proporzionata con l' entità del reato, per i reati più gravi, quelli con le crudeltà e le nefandezze più grandi è previsto l' ergastolo (carcere a vita) e non, per fortuna, la pena di morte!
Molti però paragonano la pena di morte con l' ergastolo...quale futuro, quale speranza, quale vita rimane agli ergastolani se devono trascorrere tutta la loro vita dietro le sbarre? Non e forse come morire quando ti tolgono tutto, anche la speranza?
Io non la penso proprio così, perché l' ergastolano non è proprio condannato a vita, ma sono previsti degli sconti: dopo 10 anni il detenuto può usufruire di permessi premio, dopo 20 anni alla semilibertà e dopo 26 anni alla libertà condizionale. Quindi, a differenza del condannato a morte, all' ergastolano rimane ancora la speranza, la possibilità di rifarsi una vita, la possibilità di potersi redimere davanti agli occhi della società. Naturalmente alla base di tutto ci deve essere un reale pentimento, deve capire quello che ha fatto, deve capire che ha tolto la possibilità ad una persona di vivere, deve capire tutto il male che ha provocato, deve dimostrare di meritarsi realmente questi "premi", deve capire e sfruttare nel migliore dei modi la seconda vita che gli si concede!
Il fatto è che con la pena di morte, mancando la speranza, non si redime nessuno, anzi aumenterebbe la rabbia verso la società; con l' ergastolo, invece, si potrebbe redimere qualcuno (potrebbe capire tutto il dolore che ha provocato, potrebbe pentirsi), allora perché togliere la possibilità di una nuova vita a chi si è pentito realmente?
Poi con la condanna a morte si decide della vita e del destino di un reo (e chi siamo noi per decidere questo?), mentre con l' ergastolo, non si decide della vita di nessuno perché si cerca ( o almeno ci si prova) di reindirizzare il condannato nella retta via, si cerca una rieducazione, si cerca un reinserimento nella società, e questo passa anche attraverso i tanti anni di galera, dove il reo passa tutto il tempo pensando alle sue azioni e le conseguenze che queste hanno causato, e magari a redimersi. Poi che il sistema non funziona o funziona male, questa è un' altra storia!
Questo è il mio pensiero su un problema etico, naturalmente non ho la presunzione di far cambiare parere a chi mi legge, o dire che quello che ho appena scritto è la verità assoluta, ma soltanto spiegare il mio punto di vista su questo argomento, e sul perché ho pubblicato il post "no alla pena di morte".
Ringrazio Alberto per la domanda e speriamo di aver reso bene l' idea! Le fonti su cui mi sono basato sono questa e quest' altra.

4 commenti:

Alberto ha detto...

grazie mille per più che pertinente risposta che in qualche modo corrisponde a quella che la dottrina penalistica ha dato fino ad oggi... spero che le visite reciproche ai nostri blog possano continuare regolarmente nel tempo anche per qualche collaborazione... un saluto!

m1979 ha detto...

Lo spero anche io, hai tutta la mia disponibilità...un saluto anche a te!

Biagio ha detto...

perfetto: concordo assolutamente con quello che hai scritto.
Uno stato civile non può disporre della vita dei suoi cittadini ma ha il dovere di educarli al rispetto delle regole. Quando lo stato decide di fare il boia, non si compie giustizia ma solo un atto barbarico: si da sfogo alla vendetta (che è un sentimento della persona e che, quindi, non può essere dello stato) e si contrappone odio a odio...

m1979 ha detto...

Ben detto biagio...mai contrapporre l'odio con l'odio, altrimenti che stato civile saremmo?

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